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                                                                                                       Il SIMEC

(La moneta di Guardiagrele e sogno di Don Giacinto Auriti)

SIMEC è l'acronimo di SIMbolo EConometrico  di Valore Indotto. Come ad esempio, il metro serve per misurare la lunghezza, così il SIMEC serve per misurare i beni di valore. Era un tagliando di carta filigranata, definito "un francobollo" dal suo inventore.

(Attendi qualche istante per far caricare la pagina ed ascoltare la voce di Don Giacinto)


                               


                 

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"NON  BENE  PRO  TOTO  LIBERTAS  VENDITUR  AURO"

("La libertà non si vende per tutto l'oro del mondo").

Questa è la dicitura stampata sul secondo lato di tutte le "banconote" SIMEC.


                                                                                                 "La moneta del Popolo"

Della Moneta del Popolo si è fatto un esperimento a Guardiagrele , ad opera del professor Giacinto Auriti, il quale, verso la fine del luglio 2000, nella sua qualità di fondatore e segretario del SAUS (Sindacato Anti-USura) ha messo in circolazione i SIMEC di esclusiva proprietà del portatore (come è esplicitamente stampato sui biglietti).

Lo scopo di questo esperimento è stato di dimostrare la validità della scoperta  del valore indotto della moneta che egli stesso  ha teorizzato  per quasi 40 anni, è quello di verificare che i cittadini possono per convenzione creare il valore della moneta locale senza alcun intervento dello Stato e del sistema bancario. L'obiettivo  era quello di sostituire alla sovranità  della Banca Centrale Europea, la proprietà della moneta, quale prerogativa dello Stato, a favore dei singoli cittadini; ma ha messo un punto fermo in materia monetaria, l'accertamento sul piano pratico e fattuale del principio che il valore è dato alla moneta solo da chi l'accetta sulla base di una convenzione, non importa se solo implicita.

Don Giacinto Auriti è nato il 10 ottobre del 1923 a Guardiagrele (Ch). Si è spento l'11 agosto del 2006.

Il prof. Giacinto Auriti ha insegnato nelle Università di Roma e di Teramo, Filosofia del Diritto, Diritto internazionale, Diritto della Navigazione. Ha presieduto commissioni internazionali ed ha curato la parte commerciale del Codice Civile Greco. Uomo generoso dalle chiare virtù, Giacinto Auriti era amato da innumerevoli amici  d’ogni ceto sociale e credo politico, che dall’insegnamento dell’amico e maestro si sono arricchiti culturalmente, moralmente e spiritualmente. Maestro di vita e di pensiero ha forgiato uomini e creato scuole; cattolico di pura fede ha costruito una Chiesa.
Filosofo e studioso geniale, Giacinto Auriti ha teorizzato il “Valore Indotto della moneta” che lo condurrà alla elaborazione di una proposta di legge sulla “Proprietà popolare della moneta” presentata al Senato della Repubblica. E' stato un uomo di grande coraggio che ha combattuto  i "signori" della moneta,  che si sono appropriati del diritto di stamparla a costo zero lucrando del corrispettivo valore creato dai cittadini che l’accettano come mezzo convenzionale di pagamento.


                                                                Il cambio SIMEC-Lira

La particolarità di questa "moneta" era un cambio "asimmetrico". Ogni Lira veniva cambiata con un SIMEC, tenendo la parità. Questo cambio era rilevante per salari e pensioni: chi riceveva 800.000 lire le cambiava in 800.000 SIMEC.  Invece, il SIMEC veniva cambiato quotidianamente con due lire. Lo stesso valore era applicato negli acquisti, era il valore convenzionale riconosciuto al SIMEC; perciò, un oggetto che costava 1000 lire, veniva ad avere un prezzo di 500 SIMEC. Trovandosi con lo stesso reddito e prezzi in SIMEC dimezzati, gli abitanti di Guardiagrele avevano un potere di acquisto raddoppiato. Il potere di acquisto è, appunto, il rapporto fra salario (lordo: pensione e stipendio) e un indice dei prezzi ed è detto anche reddito reale, che veniva raddoppiato. I costi necessari per remunerare i possessori del SIMEC vennero sostenuti da Auriti stesso.


                                                                  Legalità del SIMEC

Se il SIMEC fosse stata una moneta avrebbe violato il Trattato dell'Unione Europea e le leggi italiane, che riservano alla sola Banca Centrale Europea (BCE) il diritto di emettere moneta. In realtà, i SIMEC secondo Auriti erano "francobolli", privi di riserva, che circolavano come mezzo di pagamento non per una scelta dell'emittente (che non poteva imporre un corso legale forzoso), ma per una libera scelta di commercianti e consumatori. In quanto non aveva riserve né valore intrinseco né corso forzoso imposto per legge. Il SIMEC non aveva nessuno degli attributi che qualificano una moneta. Tesi sostanzialmente ripresa dal Tribunale di Chieti.

L'anomalia della conversione fra SIMEC e lira poneva alcuni interrogativi sulla solvibilità del sistema, sul modo in cui, incassando una lira per ogni SIMEC messo in circolazione, Auriti, si era impegnato in prima persona, avrebbe poi potuto rimborsare due lire per ogni SIMEC ritirato.

Comunque, il rischio non riguardava il capitale conferito: per ogni SIMEC emesso c'era la possibilità di rimborsare una lira, applicando la parità anche nel passaggio da SIMEC a lira e un cambio monetario "tradizionale" simmetrico. Il rischio riguardava il guadagno di una lira che si poteva ottenere cambiando un SIMEC con due unità della vecchia moneta.

Questo guadagno certo, immediato e a rischio zero è peraltro una forma di arbitraggio replicabile. Semplicemente, cambiando una lira con un SIMEC, poi un SIMEC in due lire e di nuovo le due lire in due SIMEC, è possibile attivare un circolo virtuoso che a ogni passaggio raddoppia il reddito di partenza. In questo senso ci si sarebbe attesi una speculazione finanziaria sul SIMEC, che invece non si è verificata.


                                                                                                            Epilogo

E' poco prima di mezzogiorno del 10 agosto 2000 quando Giacinto Auriti esce dal portone di casa scortato dagli uomini del contingente interforze che ha “assaltato” Guardiagrele per sequestrare i SIMEC. La folla che lo attende gli si stringe intorno per acclamarlo. Lui si sorprende prima, poi si commuove. E subito rassicura la folla facendola protagonista: “Abbiamo acceso la scintilla della rivoluzione guardiese. Non vi preoccupate, ricominceremo da Guardiagrele la rivoluzione”.

                                                                                            Il sogno di Don Giacinto

Aveva questo sogno Don Giacinto, cambiare la storia, non secondo i propri criteri, ma col diritto e la giustizia ispirati dalla Verità.  Voleva costruire una società cristiana che ponesse al centro l'uomo e non il denaro, che come regola prima avesse il dare invece che il prendere. Questa era la regola del "borsino" simec, contraria a quella del sistema bancario internazionale.

Per questo sul simec risaltava la spiga di grano, come simbolo dell'Eucarestia: pane di vita donato per la salvezza di tutti, che dà la vita al mondo. Per questo Don Giacinto parlava di “cristianizzazione” della moneta e affermava il principio del “tutti proprietari”  e diceva: “Esiste qualcosa che è dovuta all'uomo perché è uomo”. Non valeva più quindi il “presta al povero” della legge mosaica, ma il “dà all'uomo” del cristianesimo. Perciò Don Giacinto Auriti  ha combattuto chi ha utilizzato l'emissione e la circolazione monetaria non per dare ma per prendere. Il sogno adesso è finito.

                                                                        


I nove punti sotto costituiscono il "Manifesto per la giustizia monetaria" presentato dal Prof. Avv. Giacinto Auriti  al convegno di Guardiagrele(CH) "Giustizia monetaria" del 13 Settembre 2002.


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